Pace contributiva 2025, la guida Inps. Requisiti, a cosa serve e costi

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La nuova pace contributiva rappresenta un’importante opportunità per i lavoratori che intendono recuperare periodi scoperti da contribuzione previdenziale, versando di tasca propria i contributi mancanti (cosa che invece non può essere fatta con il versamento volontario, con il quale si può andare a ritroso per soli 6 mesi).

Si tratta pertanto di uno strumento molto importante in quanto consente di raggiungere più rapidamente i requisiti per la pensione e, al contempo, di ottenere un assegno previdenziale più elevato al momento del pensionamento. In particolare, questa opzione è particolarmente utile per coloro che hanno avuto periodi di inattività lavorativa, discontinuità contributiva o interruzioni di carriera, avendo così diversi anni scoperti ai fini previdenziali.

La misura, attiva solo fino al 31 dicembre 2025, riprende in gran parte le regole della pace contributiva introdotta nel 2019, ma presenta una differenza significativa: non è prevista alcuna detrazione fiscale del 50% sulle somme versate, quindi il costo del riscatto dovrà essere interamente sostenuto dal lavoratore senza poter beneficiare di sgravi fiscali. Proprio la mancanza della detrazione fiscale potrebbe rendere questa opzione meno conveniente rispetto al passato, ed è quindi fondamentale valutare attentamente l’investimento prima di procedere.

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Per il resto, il funzionamento rimane invariato rispetto al modello precedente. I lavoratori possono scegliere di versare i contributi per periodi scoperti da previdenza obbligatoria, decidendo se coprire integralmente i periodi mancanti o solo una parte di essi. Rimane inoltre la possibilità per i datori di lavoro di farsi carico dell’onere contributivo, come forma di incentivo o accordo aziendale. Per agevolare il pagamento, è confermata anche la possibilità di rateizzare i costi, consentendo di suddividere l’importo complessivo in più tranche.

Di seguito, una panoramica dettagliata su come funziona la misura, chi può accedervi e quali sono i costi da considerare.

Cos’è

Grazie a questo strumento i lavoratori dipendenti, così come gli autonomi, possono coprire i periodi di vuoto contributivo effettuando il versamento volontario degli importi dovuti presentando domanda all’Inps. La pace contributiva si rivolge soltanto ai soggetti privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 e che non siano già titolari di pensione. Il riscatto potrà avvenire esclusivamente per i periodi non soggetti a obbligo contributivo e che non siano già coperti da alcun tipo di contribuzione (ad esempio presso casse di categoria).

Un chiarimento importante è che con la pace contributiva si possoo valorizzare esclusivamente i periodi di buco contributivo non coperti da obbligo, ma non l’omesso versamento dei contributi. Nonostante il nome simile, si tratta quindi di una misura ben diversa dalla pace fiscale.

È possibile riscattare al massimo 5 anni, versando i relativi contributi che saranno equiparati alla contribuzione ordinaria da lavoro, mentre i periodi di vuoto devono posizionarsi tra il 31 dicembre 1995 e l’1 gennaio 2024.

Chi vi può ricorrere

La facoltà di riscatto dei periodi non coperti da contribuzione è riservata agli iscritti:

  • all’Assicurazione generale obbligatoria (AGO) per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti (IVS) dei lavoratori dipendenti;
  • Gestione separata

Inoltre, non bisogna avere un’anzianità contributiva al 31 dicembre 1995. La pace contributiva, quindi, è riservata ai contributivi puri (i quali tra l’altro non devono essere già titolari di pensione).

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Costi della pace contributiva

L’onere da pagare varia a seconda dell’ultima retribuzione percepita dall’interessato; così come il riscatto della laurea ordinario, infatti, si prende come riferimento l’ultima retribuzione annua percepita al momento in cui se ne fa richiesta, e la si moltiplica per l’aliquota IVS del 33%. Di conseguenza più si guadagna e maggiore è il costo da pagare per il riscatto di ogni anno non lavorato. Per questo motivo, ricorrere alla pace contributiva è più conveniente quando l’ultimo stipendio non è particolarmente elevato.

È possibile pagare l’onere previsto rateizzandolo, fino a un massimo di 120 rate (10 anni). L’importante è che l’importo di ogni singola rata non sia inferiore ai 30 euro.

Come già anticipato, a differenza dell’ultima pace contributiva introdotta nel 2019, questa volta non è previsto che l’onere versato sia detraibile dall’imposta lorda nella misura del 50%. Il contributo versato è comunque fiscalmente deducibile dal reddito complessivo.

Quando conviene?

Ma per quale motivo bisognerebbe ricorrere alla pace contributiva? I vantaggi di questa misura sono due: da una parte riscattando fino a un massimo di 5 anni di contributi e incrementando la propria posizione contributiva è possibile raggiungere più velocemente il diritto alla pensione.

Ci sono delle forme di accesso alla pensione – come la pensione anticipata e Quota 41 precoci – che “premiano” coloro che hanno maturato molti anni di contributi consentendogli di smettere di lavorare prima del raggiungimento dell’età pensionabile, oggi pari a 67 anni ma che in futuro potrebbe aumentare per effetto dei prossimi adeguamenti con le speranze di vita.

Quindi se volete “investire” nel vostro futuro e pensate che questi 5 anni di contributi potrebbero esservi utili per anticipare l’accesso alla pensione vi consigliamo di ricorrere alla pace contributiva. Ed eventualmente c’è un secondo vantaggio da considerare: incrementando il montante contributivo si hanno dei benefici anche sulla pensione futura, visto che se ne aumenta l’importo.

I vantaggi sono notevoli: tutto però dipende dal costo che in alcuni casi può essere particolarmente elevato. Nel decidere se conviene ricorrere alla pace contributiva, dunque, dovete per prima cosa capire se gli anni di contributi vi saranno utili per anticipare l’accesso alla pensione. Ad esempio, se pensate che complessivamente i 5 anni riscattati vi faranno arrivare a un massimo di 30 anni di contributi vi sconsigliamo di ricorrere a questa misura, poiché non sono abbastanza per ricorrere a nessuna delle opzioni di pensione anticipata di cui vi abbiamo parlato in precedenza.

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Se il costo non dovesse essere elevato potete sempre ricorrere a questa misura per aumentare l’importo della pensione futura; contrariamente, potrebbe essere più conveniente investire in una pensione integrativa, per la quale c’è comunque un vantaggio fiscale visto che il costo sostenuto è deducibile al 100%.

Come farne domanda

La domanda va presentata entro il 31 dicembre 2025 dal diretto interessato o dai suoi superstiti. Possono farne richiesta anche i datori di lavoro del settore privato che volendo possono farsi carico del relativo onere (come premio per il lavoratore).

La richiesta va presentata in via telematica:

  • direttamente dal sito web dell’Inps, facendo l’accesso all’area personale attraverso il seguente percorso: “Pensione e Previdenza” > “Ricongiunzioni e riscatti” > Area tematica “Portale dei servizi per la gestione della posizione assicurativa” > “Riscatti”;

Per maggiori informazioni potete consultare la circolare Inps n. 69 del 2024 che trovate di seguito.

Circolare Inps n. 69 del 2024

Clicca qui per scaricare la circolare Inps con le istruzioni sulla nuova pace contributiva.

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