L’Italia potrebbe essere la nuova locomotiva d’Europa

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In un momento storico in cui le maggiori economie europee, Francia e Germania, fanno i conti con un’economia stagnante, il Belpaese potrebbe cogliere l’occasione per rilanciare il Vecchio Continente.

L’Italia si trova ad affrontare una delle sfide economiche più rilevanti degli ultimi anni: la gestione del debito pubblico che continua a rappresentare un elemento critico per la stabilità finanziaria del Paese. Con un rapporto debito/PIL tra i più alti dell’Unione europea, la necessità di politiche fiscali sostenibili e di strategie di crescita diventa sempre più urgente. Le recenti manovre economiche e il contesto macroeconomico europeo giocano un ruolo chiave nel determinare le prospettive del mercato e la capacità del Paese di attrarre investimenti.

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Debito pubblico (% del PIL) – elenco dei Paesi, Europa

Paese Debito (%)
Grecia 162
Italia 135
Francia 111
Spagna 108
Belgio 103
Portogallo 99
Regno Unito 97
Area Euro 87
Ucraina 84
Unione Europea 81
Austria 78
Finlandia 76
Cipro 73
Ungheria 73
Slovenia 69
Islanda 64
Germania 62
Montenegro 60
Albania 59
Slovacchia 56
Serbia 52
Macedonia 50
Polonia 49
Romania 49
Malta 47
Paesi Bassi 47
Lettonia 45
Norvegia 44
Repubblica Ceca 44
Croazia 43
Irlanda 43
Svizzera 38
Lituania 37
Moldavia 34
Svezia 31
Danimarca 29
Turchia 29
Lussemburgo 25
Bielorussia 24
Bulgaria 24
Estonia 20
Bosnia-Erzegovina 17
Kosovo 17
Russia 15
Fonte: Trading Economics a fine dicembre 2023.

La chiave della crescita

In questo scenario, il sostegno alle piccole e medie imprese italiane si inserisce in questo contesto di trasformazione e rappresenta un punto chiave per la crescita del Paese. Il fondo di fondi a capitale misto pubblico-privato è un importante inizio per dare nuova linfa alle Pmi quotate e riportare l’interesse degli investitori istituzionali. “È la prima iniziativa di questo tipo in Europa e rappresenta un intervento cruciale per la liquidità delle Pmi” sottolinea Matteo Serio, partner di AcomeA SGR. La dotazione del fondo dovrebbe essere tra i 700 milioni e il miliardo di euro, un contributo significativo considerando la capitalizzazione complessiva delle small cap. Inoltre, potrà partecipare alle IPO con una quota di primario non inferiore a dieci milioni, favorendo nuove quotazioni e ampliando il mercato dei capitali.

Il ruolo degli istituzionali

Il ritorno degli investitori istituzionali su questo segmento dovrebbe arginare i delisting delle Pmi quotate. “È evidente che a livello istituzionale sia maturata una maggiore comprensione della funzione del mercato dei capitali” aggiunge Serio. Negli ultimi anni, molte imprese hanno lasciato la Borsa a causa della mancanza di flussi e della sottoperformance rispetto agli indici principali, un trend che questo fondo potrebbe contribuire a invertire. La correlazione tra performance degli indici e flussi di investimento è evidente, e un maggiore coinvolgimento del MEF, attraverso CDP, potrebbe essere determinante per il futuro di questo segmento di mercato.

Torna l’interesse sull’azionario europeo

L’Unione Europea rappresenta un’area economica di rilevanza globale, caratterizzata da una complessa interconnessione tra i Paesi membri. Sebbene le sfide restino, i mercati azionari europei appaiono oggi molto diversi rispetto a un decennio fa e gli investitori USA si stanno accorgendo del divario di valutazione. “L’indice Stoxx 600 europeo ha toccato un massimo storico a gennaio e ha sovraperformato l’S&P 500” sottolinea Nick Wilcox, managing director, discretionary equities, Man Group. Dopo anni di sottoperformance dovuti a crescita debole e incertezze politiche, le azioni europee tornano a suscitare interesse, grazie a valutazioni migliorate e alla presenza di nuove aziende leader nei settori della tecnologia, sanità e beni di lusso.

Le azioni europee stanno diventando un’opportunità interessante per diversificare i portafogli, grazie a valutazioni depresse che iniziano ad attirare attenzione. Un’eventuale stabilizzazione politica in Germania e Francia, così come una politica monetaria più accomodante della BCE, potrebbero contribuire a rafforzare il sentiment del mercato. “A fronte di prospettive di crescita modeste, la BCE ha accennato a un atteggiamento meno falco e ulteriori tagli dei tassi potrebbero avvantaggiare le aziende esportatrici” spiega Marco Giordano, investment director di Wellington Management.

Azionario Europeo

Categoria Morningstar YTD% Rend. 1Y % Rend. 3Y % Rend. 5Y %
Azionari Europa Emergente ex Russia 10,07 24,23 17,12 12,79
Azionari Spagna 7,83 21,31 14,8 6,26
Azionari Italia 9,63 22,93 11 10,28
Azionari Europa Large Cap Value 8,32 17,94 7,27 7,22
Azionari Francia 7,06 7,76 7,03 8,05
Azionari Svizzera 9,48 17,03 7,01 7,87
Azionari Germania 10,64 20,16 6 4,95
Azionari Paesi Nordici 6,69 12,38 3,96 7,72
Azionari Olanda 4,01 4,43 2,62 7,8
Azionari Norvegia 4,79 16,71 1,63 7,13
Azionari Europa Mid Cap 5,13 7,82 -1,45 2,48
Azionari Europa Small Cap 4,28 8,6 -1,83 3,57
Fonte: Morningstar Direct al 13 febbraio 2025

Lo stimolo cinese

Il mercato obbligazionario torna a essere di interesse, mentre per l’azionario è preferibile mantenere un focus su settori tradizionali. “L’azionario europeo può avere spunti interessanti dai Paesi periferici e dalle midcap tedesche, rimaste indietro rispetto all’indice principale” afferma Livio Spadaro, senior portfolio manager di Frame Asset Management. La ripresa della Cina potrebbe inoltre rappresentare un ulteriore fattore di stimolo per il mercato europeo, soprattutto per quello italiano, in particolare per le aziende leader nei settori tecnologico, dei beni di lusso e industriale.

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Fonte: Trading Economics.



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